NEW DADA ALLA “DIECI GIORNI DI GIOVANI” (1965)

Dopo l’ultimo Cantagiro, in cui si sono classificati terzi, le quotazioni dei New Dada sono salite alle stelle. I sei hanno pubblicato un LP formidabile; stanno preparando un nuovo disco, parteciperanno alla “10 giorni di Giovani” con Antoine e in novembre suoneranno allo Star Club di Amburgo e poi all’Olympia di Parigi.

È inutile: i New Dada certe cose le hanno nel sangue, insieme ai globuli rossi e al beat, cose che ormai fanno parte della loro personalità musicale come “I’ll go crazy” e i consigli di “papà Leo”, cose a cui non rinuncerebbero per niente al mondo: le donne e le tournée.
Forse più le tournée delle donne.

I New Dada

Tutto cominciò un anno e quattro mesi fa quando il complesso venne presentato come “aperitivo” agli spettacoli dei Beatles in Italia, ma è inutile rifare la storia perché sarebbe come raccontare di Pinocchio e della Fatina. Da allora di tempo ne è passato e quei sei “Dada”, che erano piaciuti per la loro musica vivace, aggressiva e pulita e le faccine dabbene, sono diventati un complesso importante. Hanno “stilizzato” la loro tecnica, hanno raccolto successi come rose e adesso sono pronti per una seconda tournée: la “10 giorni di Giovani“, con Antoine, che prende il via il 15 ottobre e toccherà molte città italiane.
Aver concluso questo ottimo colpo è merito del solito “papà Leo”, cioè di Leo Wachter, un tipo che ha capito che oggi la buona musica si fa con i buoni complessi. Lui è il “boss” dei New Dada e lo stesso che portò i Beatles nel nostro Paese. Adesso me li trovo intorno, i New Dada, seduti in terra, nello stretto scantinato che è il loro rifugio segreto.

(…)

 Sono tutti e sei pieni di vita, pervasi da un entusiasmo appena percettibile perché non vogliono farci la figura di quelli che si dànno le arie. Hanno i capelli leggermente più lunghi dall’ultima volta che li ho visti, e Pupo, il batterista, mi sembra cresciuto. In realtà ha solo un paio di stivaletti nuovi.

«Dall’ultima tournée con i Beatles, cioè la prima, sono cambiate molte cose. Abbiamo lavorato sodo, ci siamo fatti conoscere, perlomeno adesso qualcuno sa che i New Dada non sono una cosa che si mangia. Insieme a quel fenomeno di Antoine saremo un complesso di un certo rilievo, almeno speriamo. Intanto i risultati delle nostre fatiche ci sono», mi dice Franco.

«E come se ci sono», mi urla Ferry, organo e pubbliche-relazioni, «figurati che siamo più bravi dei Rolling Stones». Siccome ho la faccia di uno poco convinto, Giorgio prende la sua chitarra-basso, appoggia la sinistra sulle corde e alza la mano destra: «Giuro che è la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità. Ma ci crederai anche tu quando ti sarai reso conto della bomba nata tra queste mura». Maurizio mi offre una cicca e una sigaretta.

«Il nostro nuovo comune amore si chiama Jane. E’ bellissima, stupenda, meravigliosa, inglese. Ed è pure nobile, precisamente Lady. “Lady Jane”. La amiamo tutti pazzamente, come non abbiamo mai amato nessuno. Sei cuori che ardono per lei che è dolcissima, con un “sound” che ti fa accapponare la pelle».

Non riesco a connettere: una bomba, Lady Jane e i Rolling Stones.
Se adesso mi dicessero che sono una lampadina andrei sul lampadario a far luce: perché con questi New Dada diventi matto. Renè mi batte una mano sulla spalla. Non faccio luce. «”Lady Jane” è uno dei più bei pezzi dell’ultimo LP dei Rolling Stones, “Aftermath”, che sarà il titolo del nostro prossimo 45 giri. Il testo italiano è stato tradotto da Ferry e l’interpretazione dei New Dada è formidabile, con clavicembali e spinette. Sul retro ci sarà “La 15ª frustata”».

«E lo Star Club di Amburgo e l’Olympia?». «Non ne parlare perché cominciano già a tremarci le gambe. Finita la tournée con Antoine dovremo partire. Ci stiamo preparando bene perché anche se siamo più bravi dei Rolling Stones non vuol dire che piaceremo», mi dice Pupo.

«A proposito, lo sai che forse diventeremo sette? Stiamo trattando con un tizio che suona il sax per farlo venire con noi. Ma è ancora tutto in fase embrionale».

E Pupo, che è il più pazzo di tutti osserva: «Certo che se venisse con noi rovinerebbe il nostro equilibrio di colori, perché siamo tre biondi e tre castani. Forse dovremmo rasarlo a zero. In fondo sarebbe una trovata, tu che ne dici?».

Beppe Bonazzoli

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