Estratti dall’articolo di Federico Guglielmi
Nessun dubbio: i Krisma sono stati un’esperienza per molti versi anomala, più unica che rara, nel mainstream nazionale, area rock-pop di taglio elettronico.

Al principio furono i Chrisma
Dalla pubblicazione del debutto dei Krisma, al tempo ancora Chrisma, sono trascorsi quarantotto anni.
Era infatti il 1976 quando nei negozi arrivò il singolo Amore / Sweet Baby Sue (Polydor 2060 119; € 40), cui pochi mesi dopo avrebbe fatto seguito U (Part I) / U (Part II) (Polydor 2060 136, 1977; € 15), distribuito anche in formato 12” con artwork differente (Polydor 2141, 019, € 10).
Prodotti da Nico Papathanassiou, il fratello di Vangelis, entrambi strizzavano l’occhio al trend noto come “sexy sound”: ritmi ballabili, armonie persuasive, sonorità morbide e voci ammiccanti, il tutto in piena sintonia con le copertine.
Sulla seconda comparivano i due protagonisti, la “Chris” e il “Ma” della sigla sociale: lui, il milanese Maurizio Arcieri (classe 1942), aveva alle spalle il beat moderatamente trasgressivo di quei New Dada dei quali era il frontman, una sequenza di 45 giri pop più o meno di successo realizzati da solista tra i Sessanta e i Settanta, alcuni Lp sempre a suo nome passati un po’ in sordina e una carriera parallela di attore di fotoromanzi; lei, Christine Moser, nata a Milano ma con radici svizzere, aveva dieci anni in meno e nessun trascorso musicale significativo.
Coppia nella vita oltre che nell’arte, avrebbero presto ripudiato i primi passi orientandosi su una formula ben più ostica almeno per l’Italia di quei giorni, documentata dal primo album: inciso nella seconda metà del ’77 tra Londra e Milano sempre con Papathanassiou alla regia, e uscito all’inizio del 1978 a dispetto del “1977” riportato nelle note, CHINESE RESTAURANT (Polydor 2448 060 e Philips 6323 059; € 75) venne promosso con due singoli, Lola / Black Silk Stocking (Polydor 2060 156, 1977; € 5) e C’Rock / Mandoia (Polydor 2060 176, 1978; € 35).
Non si può parlare di punk, del quale si rilevano comunque palesi echi, ma di post-punk – anzi, di “proto-post-punk”, per quanto la definizione faccia sorridere – magari sì. In sintesi, qualcosa di molto più vicino a Ultravox!, Stranglers o Suicide che non a Sex Pistols e Ramones, come sottolineato dall’uso delle tastiere elettroniche maneggiate da Arcieri, dai ritmi insistenti, dalle atmosfere pervase di tensioni, dal canto quasi mai graffiante dei due primattori, dalle melodie incastonate in trame cupe e malsane.
Papathanassiou cofirmò con Arcieri sei degli otto brani (le due Thank You contano uno) e affinché l’inglese fosse corretto, la band affidò a Julie Scott – musicista del giro Polydor, nonché moglie di Livio Macchia dei Camaleonti – la stesura di cinque testi sulla base delle idee appositamente fornitele.
In apertura, la Thank You strumentale introduce una scaletta dominata da trame ipnotiche e tenebrose, ora parecchio incalzanti (Black Silk Stocking, C’Rock, Wanderlust), ora più soft e intrise di umori decadenti (Lola, Mandoia, la classicheggiante Lycee), con in più una What For graffiante e “cattiva” e una Thank You in cui vengono menzionati, tra gli altri, musicisti ai quali i Chrisma sentivano evidentemente di dovere un ringraziamento per gli involontari input loro forniti; se non stupiscono Iggy Pop o i Roxy Music, lo fanno i tedeschi Neu!, un culto per pochissimi.
Incredibilmente moderno e internazionale per l’Italia del 1977, CHINESE RESTAURANT può essere considerato il certificato ufficiale di nascita della new wave tricolore; (…)

Accantonato il look filo-punk a favore di uno “futuribile”, il duo – con Papathanassiou sempre accanto – virò sulla cosiddetta “cold wave”: ancora fosco, ma più minimalista e glaciale rispetto all’esordio, HIBERNATION (Polydor 2448 086, 1979, in vinile nero o trasparente;
La svolta è avvertibile soprattutto nella prima facciata, più synth pop che rock, mentre la seconda rimanda in buona parte alle soluzioni del lavoro precedente, inanellando brani come Gott Gott Elektron, Lover, So You Don’t (il più aggressivo del lotto) e Vetra Platz (un po’ alla Sparks).
I consensi della critica non solo nostrana furono positivi e rafforzarono la convinzione dei Chrisma – ora autori quasi esclusivi del repertorio: Arcieri delle musiche (soltanto quelle di So You Don’t sono firmate da Papathanassiou) e Moser dei testi (con l’aiuto di Scott) – nelle loro potenzialità.
Per imporsi su scala più ampia mancava però qualcosa, che fu presto trovato.
Il “qualcosa” decisivo, chiaramente, non fu la modifica del nome da Chrisma a Krisma, anche se quella K conferì al tutto un plus di… carisma.
A rendere il prodotto ancor più vincente furono il trasferimento stabile a Londra, il cambio di team (con l’inglese Jack Lancaster alla coproduzione, un vivace synth pop caratterizzato dalla cadenza dance, dal campionamento dello schiocco di un bacio, dalla tastiera di Zimmer e dal canto alla Lene Lovich di Christine.
Completamente calati nello Zeitgest del periodo sono comunque anche gli altri sette episodi, che spaziano tra Devo, Gary Numan, John Foxx et similia (con i pionieri Kraftwerk costantemente sullo sfondo) rivelandosi sotto ogni profilo efficaci.
Tra i momenti più interessanti c’è l’avvolgente, visionaria title-track, di lì a poco proposta su 45 giri (Polydor 2060 235, 1980; € 8) in una (migliore) veste riveduta e corretta principalmente da Zimmer (sul retro Rrock).

Dovettero trascorrere però circa due anni perché sul mercato giungesse il quarto Lp dei Krisma, senza più Zimmer in line-up e sotto l’egida di una nuova casa discografica (la CGD).
Arricchito ancora una volta dal lavoro di Mario Convertino, formidabile specie nell’edizione limitata con sopracopertina di plastica serigrafata, CLANDESTINE ANTICIPATION (CGD 20296, 1982; € 25/40) risultò meno accessibile del predecessore: il suo “avant-techno pop”, concepito e prodotto dal duo con la collaborazione di due ospiti (il tastierista Peter Maben e il batterista Sol Nastase), guardava senza dubbio al domani dell’EBM oltre che al presente dei tedeschi D.A.F (…)
KRISMA PER CULTORI DOC
(…) L’oggetto probabilmente più appetibile per i fan è il doppio 12” promo con Water, Miami, Crucial Point e Samora Club estratti da CLANDESTINE ANTICIPATION (CGD 20296, 1982), tirato in 350 copie numerate. I due mix sono racchiusi in un box di cartone decorato a mano dagli stessi Krisma assieme a un puzzle, un comunicato stampa, una foto, una litografia e una bustina di plastica sigillata con dentro alcuni piccoli, strani oggetti.
Un esemplare completo di tutti i gadget può costare 300/400 euro.

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