I New Dada: i “magnifici sei” (Geghegè n. 1, 2002)

Sono così numerosi gli aspetti che rendono i New Dada un caso unico in Italia, e che li differenziano dalla maggioranza dei complessi beat allora in voga, che risulta sorprendente il successo da loro ottenuto all’epoca, tale da renderli uno dei gruppi più popolari dei nostri anni Sessanta.

I New Dada

Innanzi tutto l’insolita formazione a sei che contemplava, oltre alle due chitarre e ad un cantante solista, anche la presenza delle tastiere; poi la scelta del nome, poco in sintonia con le tendenze del periodo, che orientavano verso denominazioni che richiamassero atteggiamenti di ribellione (per primi i Ribelli) o evocassero il mondo degli animali (non si contano gli esempi a riguardo: dai Camaleonti, ai Corvi, ai Delfini, ai Bisonti…); ancora, il look stravagante, con un batterista che suonava in guanti bianchi; una carriera breve e fulminea, che ha scolpito nella memoria degli appassionati il loro nome dopo solo pochi anni di attività.

I “magnifici sei”, come amavano chiamarli i fan, hanno sfatato anche un altro mito legato alla musica beat: nell’immaginario comune si pensa infatti al movimento dei capelloni come ad una prerogativa dei giovani meno fortunati, rivoluzionari ed anticonformisti.
I nostri erano invece di estrazione borghese, provenivano da famiglie benestanti e di certo ciò evitò loro i disagi comuni a tanti loro colleghi (che non potevano permettersi attrezzature e strumenti), visto che potevano concedersi persino il lusso di viaggiare su costose automobili: calza loro quindi a pennello la definizione di Claudio Scarpa, che li vede come gli “aristocratici del beat“, complice anche il loro atteggiamento da “dandy“.

I New Dada

Eppure sono state forse proprio queste caratteristiche inconsuete, proprio la loro originalità, a garantire ai New Dada l’appartenenza al “quadrato magico” del beat nazionale, come sostengono Italo e Federico Gnocchi, nel quale sono compresi i gruppi più sanguigni e genuini del panorama italiano (cioè, oltre ai New Dada, Nomadi, Corvi e Camaleonti.

Naturalmente, come tutte le band di culto, anche il complesso milanese ha i suoi detrattori: chi li accusa di aver attirato un pubblico esclusivamente femminile, composto per lo più di ragazzine che apprezzavano il loro biondo e fascinoso frontman più che la loro musica; chi li critica perché poco attendibili dal punto di vista tecnico (Bertoncelli ad esempio, parlando della loro versione di “Lady Jane“, dice che “pasticciavano clavicembali e spinette lasciando intendere che dietro le chitarre elettriche c’era chissà cosa”); chi si appella alla scarsa coesione all’interno del gruppo e bolla come pretenziosa, pretestuosa o piagnucolosa la produzione da solisti dei diversi membri dopo lo scioglimento (particolarmente bersagliato è Maurizio, forse poco corrente: prima “uccellino melodico“, poi protagonista di scandali come leader dei Chrisma); chi, infine, li ha definiti “raccomandati”, vista la loro fulminea scalata al successo e la fortuna di aver potuto accompagnare nelle date italiane i due maggiori complessi beat britannici.

In effetti la rapidità con cui i New Dada si imposero sulla scena nazionale ha del sorprendente. Prima di dedicarsi alla musica i sei ragazzi erano tutti studenti (chi di ragioneria, chi di lingue, chi iscritto al liceo).

Il passo successivo fu l’oculata scelta del nome, che richiamava il movimento letterario e artistico sviluppatosi durante e dopo la Prima guerra mondiale a Zurigo, intorno al gruppo del Cabaret Voltaire, il quale condivideva con la filosofia beat più di un aspetto: la spregiudicatezza, l’ironia, la provocazione, l’anticonformismo e l’opposizione ai valori del mondo contemporaneo.

Il primo nucleo | della band era costituito da Renato Vignocchi (René) alla chitarra e da Giorgio Fazzini al basso, ai quali si unirono presto l’altro chitarrista Franco Ladanza, originario di Padova, e il cantante Maurizio Arcieri.
Quest’ultimo, a quattordici anni, aveva già militato, insieme a Pietruccio del Dik Dik, nella sua prima band, come chitarrista, e tornava allora da un soggiorno In Inghilterra, dove aveva lavorato come cameriere, assistendo nello stesso tempo a tantissimi concerti, subendo l’influenza delle nuove tendenze della musica anglosassone.
Per completare la formazione vennero poi reclutati il batterista Gianfranco “Pupo” Longo, siciliano di nascita, e l’organista Ferruccio Sansoni (Ferry), nato invece a Sassari.

L’esordio avvenne in un piccolo locale milanese, il Gallery Club, e fu seguito da una serie di concerti grazie ai quali i New Dada si fecero notare per la loro grinta e la carica che erano in grado di trasmettere al pubblico.
Nonostante l’opposizione dei familiari, che non vedevano di buon occhio la strada intra presa dal ragazzi, e avrebbero preferito vederli applicati nello studio, la band continuò la sua scalata verso Il successo.

Tre furono gli eventi che, nel 1965, determinarono, più di ogni altra cosa, Il salto di qualità che rese la band una delle più popolari in Italia: il contratto discografico che li legò alla Bluebell, etichetta per la quale uscirono tutti | loro dischi; la conoscenza con l’impresario Leo Wachter, che, dopo aver assistito per caso ad una loro esibizione, decise di inserirli tra i suoi artisti ed infine, la vittoria al primo Festival dei complessi beat svoltosi a Rieti.

Il debutto discografico avvenne con un 45 giri che conteneva da un lato una cover di “When You Walk In The Room” di Jackie De Shannon (famosissima la versione in italiano dei Rokes: “C’è Una Strana Espressione Nel Tuol Occhi”) dal titolo “Ciò Che Fai“, e dall’altro il brano “Domani si” (a mio parere uno del più riusciti di tutta la loro produzione, dal ritmo coinvolgente e allegro, che la voce di Maurizio, lievemente malinconica, vena vagamente di tristezza) composto da Franco Califano e da Federico Arduini (in seguito conosciuto come il Guardiano Del Faro), unica canzone dei New Dada scritta esclusivamente da autori italiani.
Poco dopo la Bluebell pubblicò un singolo con le stesse canzoni: unica differenza è il titolo della hit dei Searchers,  che questa volta è “La Tua Voce“.

L’avvenimento più importante per la carriera del gruppo milanese è però senza dubbio la loro presenza come gruppo spalla durante la tournée italiana dei Beatles, organizzata dal loro manager Leo Wachter, il quale colse al volo l’opportunità di lanciare il complesso, garantendo loro una enorme visibilità.

La vittoria al Festival Nazionale dei Complessi a Rieti rappresentò la definitiva consacrazione: i New Dada si presentarono con il brano “Ci Vuol Poco“, affiancati, nel girone dei debuttanti, dal complesso locale i Sabini, e superarono grandi nomi del beat nostrano come i Nomadi (in coppia con i Demoni con “Come Potete Giudicar”) o i Giganti (in coppia con i Golden Boys con “La Bomba Atomica”).

Fu questo un periodo di intensa attività dal vivo, durante il quale Maurizio e compagni si esibirono su prestigiosi palcoscenici in tutta Europa: lo Star Club di Amburgo e l’Olympia di Parigi, per esempio.
Sul finire del 1965 uscì il loro terzo 45 giri: questa volta si tratta di brani più tranquilli e melodici, soprattutto per quanto riguarda la sentimentale “L’Amore Vero“; sull’altra facciata troviamo la più movimentata “C’è Qualcosa“, sicuramente gustosa ed orecchiabile, arricchita da ottimi cori ma, a mio parere, lontana dai risultati raggiunti dal complesso in episodi più graffianti.

All’inizio del 1966 la fama dei New Dada era alle stelle: di loro si occupavano le riviste più lette dai giovani; parteciparono a numerose trasmissioni televisive come “Studio Uno“, “Aria Condizionata” e “Andiamoci Piano“, e inaugurarono, insieme ai Bad Boys, il Piper di Milano.

Ma l’evento più importante di quell’anno fu la partecipazione dal Cantagiro.
In questa edizione ci fu una grande novità: fu infatti creato un nuovo girone, composto esclusivamente da complessi; in questo modo si ritagliava uno spazio importante, all’interno della manifestazione, dedicato alla musica beat, che aveva ormai conquistato i giovani italiani in maniera massiccia.
I New Dada proposero la loro versione di “Sick And Tired” (autori Chris Kenner, Fats Domino e Dave Bartholomew), dal titolo “Non Dirne Più“, con la quale si classificarono terzi, superati da Equipe 84 (“Ho In Mente Te”) e Rokes (“Che Colpa Abbiamo Noi”), ma comunque avanti a Camaleonti, Sorrows, Nomadi, Corvi e Kings.

La canzone, accompagnata da “Batti i Pugni” (uno dei loro brani migliori, Impreziosito da fantastici assoli di chitarra riverberata, con il quale la band aveva partecipato alla trasmissione televisiva “Studio Uno”), fu inserita su due 45 giri, sia nella versione italiana che in quella inglese.

Nel settembre del 1966 Maurizio incontrò la sua futura compagna Christina Moser durante un party privato per il compleanno di Patrizia Wachter, figlia del produttore del complesso.
Negli ultimi mesi di quell’anno uscì un nuovo singolo, che conteneva “T-Bird” (tratta dal repertorio di Rocky Roberts, famosa per essere stata sigla della trasmissione radiofonica “Bandiera Gialla”) e “l’l Go Crazy” (di James Brown, ma anche cavallo di battaglia dei Moody Blues; reinterpretata tra l’altro meravigliosamente dai Blues Magoos nel loro “Psychedelic Lollipop”); una curiosità: per registrare questo pezzo i New Dada impiegarono pochi minuti e seguirono uno strano procedimento: infatti per prima cosa Maurizio incise la voce e poi, su di essa, gli altri costruirono la base musicale!

Poco dopo, in occasione del Natale, vide la luce il loro primo ed unico LP intitolato, appunto, “l‘Il Go Crazy“.
L’album, a mio parere uno dei capolavori assoluti del beat italiano, contiene, oltre a numerosi brani tratti dai singoli fino a quel momento pubblicati, una canzone inedita, la vagamente psichedelica “15° Frustata” (che poi comparirà come lato b di “Lady Jane”), e tre cover: “Who’Il Be The Next In Line” dei Kinks (da segnalare la scelta di uno dei brani meno conosciuti della band britannica, b-side di un singolo del 1964), “Lawdy Miss Clawdy” degli Animals e la classicissima “Jenny Jenny” di Little Richard.

All’inizio del 1967, nonostante il buon riscontro ottenuto dalla loro ultima produzione, un 45 giri contenente una reinterpretazione del successo dei Rolling Stones: “Lady Jane” (nel retro “15° Frustata”), che arrivò al terzo posto in hit parade e spopolava per radio a “Bandiera Gialla“, iniziarono ad emergere | primi dissapori tra i membri della band.

La leadership incontrastata di Maurizio era un fenomeno solo apparente, e si manifestava esclusivamente nel maggior numero di ammiratrici che il cantante poteva vantare rispetto ai suoi compagni e nella maggiore presenza scenica durante le esibizioni dal vivo.
In realtà mancava la concordia all’interno del gruppo e, nelle scelte e nelle decisioni, ognuno cercava di imporre il proprio punto di vista, seguendo interessi personali.
In più la Bluebell, la loro casa discografica, non era certo di aiuto, con la sua politica chiusa e la sua scarsa disponibilità a sostenere in modo incondizionato gli artisti che proponevano musica innovativa e non sempre abbastanza remunerativa,

Così “Lady Jane”, ultima fatica per i New Dada, si può considerare il loro “canto del cigno”, anche se ad alcuni il brano appare un po’ troppo pretenzioso, con il suo sottofondo di onde scroscianti e di gabbiani: una nota stonata nella produzione della band, tanto più che la canzone sarà poi inserita in un singolo di Maurizio da solista.

A poco valsero gli sforzi di Leo Wachter, che riuscì a farli suonare di supporto ai Rolling Stones, per la prima volta in Italia (onore che fu condiviso con i loro compagni di etichetta, i Messaggeri): i contrasti in seno alla band erano divenuti ormai insanabili e l’esito inevitabile fu lo scioglimento del complesso.
La lite assunse proporzioni tali da finire in tribunale: i due tronconi in cui si era diviso il gruppo si battevano per l’attribuzione del nome New Dada, dando inizio ad una disputa sterile ed interminabile, che non fece altro che incrementare odi e rancori.

La Bluebell progettava da tempo di lanciare Maurizio come solista; a fianco del biondo cantante erano rimasti Pupo e Giorgio, ad essi si aggiunsero Roby Rossetto all’organo, Gian Domenico Crescentini al basso (entrambi provenienti da un’altra formazione, i Giacobini) e Gilberto Ziglioli alla chitarra (il quale aveva già suonato con i primi Pooh e poi con Ghigo e i Goghi).

Tuttavia questo gruppo ebbe vita breve, durando soltanto pochi mesi, il tempo necessario a dare alle stampe un paio di singoli “Ballerina” (cover di “Pretty Ballerina” dei Left Banke, sul retro un originale inciso tra l’altro anche da Carmen Villani) e “Lady Jane” (riproposta senza scrupoli, utilizzando anche la stessa foto di copertina e sostituendo solo il nome New Dada con quello di Maurizio!
Differente il pezzo sul lato b, questa volta una cover dello Spencer Davis Group: “Gimme Some Lovin” che diventa “T’Amo Da Morire“).

Alla fine del 1967 Maurizio firmò un contratto con una etichetta del gruppo SAAR, la Joker, intraprendendo una carriera da solista che non sarà avida di successi.
Nel 1968 partecipò con “Cinque Minuti E Poi…” al “Disco Per L’Estate“: il brano venne bocciato dalle giurie ma diventò una delle hit maggiori di quell’anno, e fu inserito nella colonna sonora del fortunato musicarello “Quelli Belli Siamo Noi”.

L’Arcieri provò anche a improvvisarsi attore, ma in questo campo non ottenne grandi soddisfazioni.
La sua attività di cantante di musica leggera continuò fino al 1970 con la Joker: in questo periodo registrò un LP omonimo, e numerosi 45 giri, passando da brani sentimentali (“L’Amore E’ Blu” cover dei Dells, “24 Ore Spese Bene Con Amore” dei Blood, Sweat & Tears) ad episodi protestatari, almeno nella forma (“Il Comizio“), Nel 1970 Maurizio si legò alla Polydor, per la quale fece uscire l’album “Trasparenze” e, tra i singoli, una riuscita versione di un pezzo degli Who tratto da “Tommy”: “Guardami, Aiutami, Toccami, Guariscimi“.

Maurizio Arcieri

Nel 1973, vittima di una crisi creativa, ritornò a Londra, dove subì l’influenza del nascente movimento punk e formò, insieme a Christina Moser (che intanto aveva sposato), il duo dei Chrisma (poi Krisma), con il quale si dedicò a sonorità vicine ai Velvet Underground e fu più volte protagonista di scandali (dall’accusa di essere nazista, al gesto di tagliarsi un dito con un rasoio sul palco, a videoclip provocatori nei quali simula con la compagna suicidi e atti sessuali), ma questa è un’altra storia… Maurizio è tra i membri dei New Dada quello che ha avuto fortuna maggiore (seppur tra le critiche) al di fuori del complesso.

Ferry, Franco e Renè, insieme a Danny Baiman e Gaby Lizmi del Patrick Samson Set, formarono una nuova band che, ispirandosi a complessi inglesi quali Dave, Dee, Dozy, Beaky, Mick & Tich, chiamarono semplicemente Ferry, Franco, René, Danny e Gaby.
Con questa formazione registrarono un paio di singoli per la CBS, nel 1967, che passarono inosservati; poi Franco, dopo un matrimonio finito in cronaca rosa (celebrato con abiti e fiori sgargianti e la moglie in minigonna!), scelse anche lui la strada da solista incidendo per la Joker una cover di Tommy James & The Shondells (“Se lo Fossi Un Altro“) e “Something” dei Beatles (in italiano “Una Donna Come Te“).

1966 - "l'I Go Crazy" (LP Bluebell)

NEW DADA – DISCOGRAFIA
1965 – “Ciò Che Fai”/ “Domani Si” (7″ Bluebell)
1965 – “La Tua Voce” /”Domani si” (7/” Bluebell)
1965 – “L’Amore Vero”/ “C’è Qualcosa” (7″ Bluebell)
1966 – “Non Dirne Più”/ “Batti | Pugni” (7″ Bluebell)
1966 – “Batti | Pugni”/ “Sick And Tired” (7″ Bluebell)
1966 – “T-Bird”/ “I’ll Go Crazy” (7″ Bluebell)
1966 – “l’I Go Crazy” (LP Bluebell)
1967 – “Lady Jane”/ “15° Frustata” (7″ Bluebell)

1967 - "Ballerina"/ "Non C'è Bisogno Di Camminare" (7" Bluebell)

MAURIZIO
DISCOGRAFIA ANNI SESSANTA

1967 – “Ballerina”/ “Non C’è Bisogno Di Camminare” (7″ Bluebell)
1967 – “Lady Jane”/ “T’Amo Da Morire” (7″ Bluebell)
1967 – “Il Comizio”/ “Il Fiore All’Occhiello” (7″ Joker)
1968 – “Cinque Minuti E Poi…”/ “Un’Ora Basterà” (7″ Joker)
1968 – “Era Solo leri”/ “Ricomincio Da Zero” (7″ Joker)
1969 – “Elizabeth”/ “Sirena” (7″ Joker)
1969 – “L’Amore E’ Blu”/ “E schiaffeggiarti” (7″ Joker)
1969 – “24 Ore Spese Bene Con Amore”/ “Cade Qualche Fiocco Di Neve” (7″ Joker)
1970 – “24 Ore Spese Bene Con Amore”/ “Prima Estate” (7″ Playtime)
1970 – “Guardami, Aiutami, Toccami, Guariscimi”/ “Prima Estate” (7″ Polydor)

FERRY, FRANCO, RENE, DANNY & GABY – DISCOGRAFIA
1967 – “Elegia Per L’Amico Di Antonio” / “Un Treno Che Parte” (7” CBS)
1967 – “Se Te Lo Raccontassi” / “Quattro Stagioni” (7” CBS)

FRANCO DISCOGRAFIA
1969 – “Se Io Fossi Un Altro” / “Confessa Che” (7” Joker)
1969 – “Se Io Fossi Un Altro” / “Una Donna Come Te” (7” Joker)
1969 – “Se Io Fossi Un Altro” / “Una Donna Come Te” (7” Polydor)

NOTE ALLE DISCOGRAFIE
Il LP dei New Dada è stato ristampato in CD dalla On Sale Music con l’aggiunta di bonus track (fra cui due versioni strumentali inedite di “Lady Jane”). Da segnalare la compilation uscita su CD per la Duck records nel 2000, che contiene numerosi brani dei New Dada, più alcuni successi di Maurizio da solista.
Un Inedito dei New Dada (“Il Mio Tesoro”) compare nella raccolta della On Sale Music “Magic Bitpop vol. 18”.
Il primo album e le incisioni Polydor di Maurizio sono state ristampate in CD, sempre dalla On sale Music.

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.

Su ↑

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora