Chissà perché, non potevo farne a meno. Ogni volta che passavo da corso Lodi (Milano, zona Porta Romana), mi fermavo davanti alla vetrina di Arcieri Elettrodomestici. Residuato del “boom economico”, e se non ricordo male, ci vendevano anche qualche disco.

Era il 1979 e avevo acquistato l’ellepì Hibernation dei Chrisma: CHRIStina Moser e MAurizio Arcieri. Qualcuno mi aveva detto che i proprietari del negozio erano i genitori di Maurizio, l’ex bello di quei New Dada che negli Anni ’60 avevano rivisitato la rollingstoniana Lady Jane e fatto da “supporters” ai Beatles, accreditandosi nella “créme” del Beat italiano. Avrei voluto entrare da Arcieri Elettrodomestici e chiedere a papà e mamma se per caso avevano visto il loro figliolo acchittato come un punk post-atomico. E se avevano saputo che si era tagliato “on stage” un dito con un rasoio. Puro “finger-job” da tour. Ma non ho mai avuto il coraggio di entrare, da Arcieri. Illudendomi d’aver lasciato i coniugi all’oscuro di tutto. Ricordi. Stampati sulla vetrina di Arcieri fra una lavatrice, una tivù in bianco e nero, un frullatore. Ricordi. Che si rifanno vivi, adesso che Chinese Restaurant (’77), Hibernation (’79) e Cathode Mamma (’80) sono stati ristampati su Cd. I primi 2 marchiati Chrisma; il terzo, teutonicamente, Krisma. Ancora ricordi. Stavo dimenticandomene uno, in particolare: la mia intervista all’ineffabile duo, spassosissima, per la rivista Tutto Musica & Spettacolo, alla metà degli Anni ’80, più o meno. Conservo fra le “memorabilia” Hibernation : con gli autografi di Maurizio & Christina.

I quali, a dirla tutta, sono stati grandi. Grandissimi. Pionieri della new wave italiana fulminati sulla via del punk. Nella loro testa, ronzavano i Velvet Underground più che i Sex Pistols. Maurizio Arcieri alle diavolerie elettroniche, la svizzera Christina Moser alla voce. La bionda, ipersexy Christina: sua fan accanita, conosciuta nel ’66 alla festa di compleanno di Patrizia Wachter (figlia di Leo, produttore dei New Dada), convolata a nozze e poi portata in sala d’incisione. Chinese Restaurant, gioiello senza tempo, tutt’altro che italiano, quando uscì era il punto esclamativo, la radicale eccezione nel panorama discografico nazionale. Dentro ci trovi l’influenza dei Kraftwerk, del Bowie “berlinese” (nella decadente Lola, che i Chrisma avrebbero dovuto presentare al Festival di Sanremo. Ma rifiutarono, per non doverla intonare in italiano), dei primi Ultravox, dei Tuxedomoon.
Ci sono pezzi dark. Fulminanti, ossessivi, catatonici. Gemme oscure come Black Silk Stocking, Lycee, Thank You, C. Rock. Post punk, in poche parole. Sublimato da Hibernation. Mitteleuropeo e futurista fino al midollo. Spasmi elettronici fra DAF, Human League, Gary Numan. Titoli emblematici per canzoni di culto: Hibernated Nazi, Aurora B. (con tanto di videoclip, all’epoca, con la coppia che simulava erotismo e un inquietante, finto suicidio), Gott Gott Electron, Vetra Platz. Infine, la svolta “commerciale” di Cathode Mamma. Chrisma che si trasforma in Krisma, l’elettronica glaciale che metabolizza il technopop, la cyber-danza di Many Kisses e la dolcezza di Peggy Guggenheim. Trilogia assassina. Fondamentale. Intanto (da parecchio, ormai) Arcieri elettrodomestici non c’è più. Ma i genitori di Maurizio, avranno saputo che…
di Stefano Bianchi – http://coolmag.it/
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