
KRISMA – “Kara”
Almeno da “Chinese Restaurant” (tra il cui punk elettronico Velvet-Stoogesiano si riscoprivano anche i Neu, tre lustri prima degli Stereolab!) a “Clandestine Anticipation”, i Krisma furono il miglior gruppo new wave italiano, senza troppi complessi nemmeno oltremanica. Il ritorno dopo oltre un decennio Kara (Alice, JTcompany), ne riporta il pop elettronico (tre versioni, migliore l’originaria strumentale) nella vena più morbida/morbosa; un assaggio per ora interlocutorio, in attesa dell’album.
Walter Rovere (Rumore – Aprile 2002)
KRISMA – “Kara”
Il ritorno di certo pop synthetico anni ’80 ha invogliato anche da noi ad una rentrée sulla scena di alcuni vecchi alfieri. Se è il caso di lasciar perdere il nuovo singolo dei Gaznevada, dei cui antichi fasti è rimasto solo l’originario logo, diversa attenzione merita invece “Kara” (Alice) dei Krisma. Abbandonato il progetto TV Sat-Sat e creato un proprio channel, KrismaTV, i coniugi Arcieri tornano con un delizioso tormentone melanconico a sfondo sessuale, come ci avevano ben abituato a suo tempo. Appena un po’ più easy della passata produzione (con arrangiamenti un po’ più ruffiani, esso avrebbe potuto dire la sua in quelle manifestazioni di merda marinar-catodiche, visto che per di più il singolo è uscito in piena estate), “Kara”, costruito su un programma Re-birth e con l’aiuto di J.T. Vannelli, mantiene un ritmo sostenuto e saltabeccante mutuato dal punk, ma riveduto e corretto dalla plasticosità dei synth su cui si impone la voce sensuale di Christina; tutto quell’insieme, cioé, che rende così particolare la produzione della coppia Arcieri-Moser. Pleasant memories…
Alessandro Bolli (Rocker – Marzo/Aprile 2002)
Lascia un commento