Krisma – Fuori Dal Mucchio – “Modernariato”- October 2001

Chi nella seconda metà dei ’70 era ancora troppo giovane per seguire gli avvenimenti della musica rock, difficilmente potrebbe farsi un’idea di quale fosse la situazione in Italia all’indomani della grande ondata progressiva; parimenti, visti con la consapevolezza del poi, è arduo afferrare appieno quanta intraprendenza usarono le prime band della “nuova onda” e quali effetti ebbero le loro esternazioni – a livello culturale, non certo commerciale, che è assodato furono irrilevanti – tra appassionati e addetti ai lavori.

Chrisma

Le vicissitudini di un gruppo come i Chrisma ci fanno intuire – a noi che per l’appunto non c’eravamo – l’incapacità, non soltanto dei discografici ma anche dei mezzi di comunicazione, di gestire un fenomeno nuovo invero soltanto nelle forme, perché comunque segnato da quella stessa urgenza comunicativa e libertaria che il rock si portava dietro da sempre.

Non a caso Maurizio Arcieri – la vera anima del duo – calcava le scene sin dai ’60, allorché guidava un leggendario gruppo beat, i New Dada; subito dopo aveva tentato anche la carta solistica, pubblicando un paio di LP non molto fortunati dal punto di vista delle vendite. Ma nel ’76 si respirava oramai un’aria diversa, di cambiamento.

Probabilmente la prima intuizione di Maurizio fu di carattere estetico: bisognava rinnovarsi e turbare l’indifferenza e l’assuefazione generali. In verità i primi due singoli dei neonati Chrisma – “Amore” del 1976 e “U“, della stagione successiva – avevano ben poco di scioccante, se non i mugolii della sensuale cantante Christina Moser, nel corso degli anni passata ad essere da semplice fan a moglie e infine compagna di gruppo del bel Maurizio. Assai più interessante si rivelò invece il primo 33 giri, quel “Chinese Restaurant” che ancora oggi merita di essere annoverato tra le colonne portanti della new-wave autoctona.

Abbagliati dall’estetica un po’ forte adottata dalla coppia milanese – l’Arcieri soleva adesso mostrarsi con una spilla da balia conficcata nella guancia – in molti credettero che il punk fosse infine sbarcato anche da noi. Invece tutto era stato orchestrato esclusivamente per attirare l’attenzione dei media, e sotto il profilo prettamente musicale infatti l’album seguiva strade ben diverse: era sì grezzo e graffiante in molti suoi episodi, ma si avvaleva di arrangiamenti elettronici oscuri ed avvolgenti, realizzati con la collaborazione del produttore – Nico Papathanassiou, fratello del celebre Vangelis e titolare dello studio londinese dove furono effettuate le incisioni.

Dal canto suo, la critica più attenta scorse tra quei solchi gli insegnamenti dei Velvet Underground e di certo rock americano più evoluto, di cui pure Television e Pere Ubu erano degni esponenti; proprie dei Chrisma erano infatti un’indole metropolitana e un particolare istinto fagocitante, che permetteva loro di recepire e rielaborare – con la complicità dei sintetizzatori – forme e stili disparati.

Chrisma (Krisma) We R (1979)

Alla fine però la tentazione elettronica divenne irresistibile e il duo si gettò a capofitto nella ricerca di linguaggi estrosi ed innovativi, pur sempre nell’ambito del pop, della musica da ascolto. L’album del 1978, “Hibernation“, incarnò perfettamente tale tendenza, riflettendo anche nella veste grafica l’asettica freddezza dei suoi contenuti: vinile color ghiaccio e copertina a specchio. Il risultato fu comunque un giusto compromesso tra fruibilità e sperimentazione, equilibrio questo che non sempre il duo avrebbe ritrovato negli anni a venire. Il passo successivo fu infatti “Cathode Mamma“, lavoro assai più accessibile dei precedenti, prima vera escursione in quell’elettro-pop che contrassegnò gran parte degli ’80 e che certo vide in Maurizio e Christina – ora rinominatisi Krisma, per avallare certe ambizioni internazionaliste – degli indiscussi capiscuola. “Many Kisses” fu un singolo fortunatissimo: finì in classifica ed ebbe una eco tanto vasta da permettere alla formazione – divenuta trio con l’ingresso del tastierista Hans Zimmer – di esibirsi in occasione della serata conclusiva del Festival Bar, all’Arena di Verona.

Ma fino a che punto questa band fu un fenomeno commerciale? – è soltanto in virtù dell’esposizione pubblicitaria e del numero di copie vendute che dobbiamo escluderla dal novero dei gruppi alternativi a noi tanto cari? Probabilmente al principio degli ’80, vera preistoria per le nostre etichette indipendenti, i divari erano più marcati: o si suonava in cantina o si finiva in TV. In fin dei conti però sulla schiettezza dei Krisma sarei pronto a scommetterci; la dimostrarono gli avvenimenti degli anni successivi all’uscita di “Clandestine Anticipation“, trentatré supportato da un grosso battage pubblicitario, che tra l’altro segnò la dipartita dalla Polydor e l’approdo in CGD.


Krisma – “I’m Not in Love” – Official video (1983)

Proprio il rapporto controverso con la discografia ufficiale, oltreché la capacità di sapersi vendere anche all’estero, in primis negli Stati Uniti, testimoniarono le grandi doti organizzative e manageriali della coppia, vogliosa comunque di proseguire per la propria strada, anche quando pubblico e critica sembrarono voltar loro le spalle. Con la sola eccezione di “Nothing To Do With The Dog“, originale progetto concepito a metà strada tra l’Italia e gli Stati Uniti, suonato integralmente con una piccola tastiera Casio e diffuso da noi sotto le insegne della label autogestita Franton, il resto degli ’80 fu votato al pop più leggero e disinibito: “Iceberg” (Carosello, 1986) e “Non Ho Denaro” (Bollicine, 1987), nulla aggiunsero e nulla tolsero a quanto già detto in precedenza da Christina e Maurizio. A quel punto allora era forse giusto allontanarsi dalle scene e dedicarsi ad altro: tanto, prima o poi, anche il tempo dei Krisma sarebbe ritornato.

KRISMA – “Kara”

Krisma – Kara (Extended Version, 2001)

Dodici anni d’inattività hanno certo affievolito il ricordo dei Krisma, tanto che ritrovarsi oggi tra le mani un loro singolo sorprende non poco. A dir la verità, da un paio di stagioni Maurizio Arcieri si era riavvicinato al mondo della musica, inaugurando il progetto “Re-birth” ed esibendosi con performance techno in alcuni locali della riviera adriatica; inoltre la recente nascita di un sito Internet completamente dedicato alla band deve aver riacceso nel duo milanese il desiderio di tornare sulle scene. Il nuovo disco, “Kara” (Alice Records) – che contiene lo stesso brano in tre vesti: l’originale con parole in italiano, una strumentale ed una “European Version” cantata in inglese – è un esplicito omaggio al pop elettronico degli ’80, di cui i Krisma furono veri alfieri: una canzoncina morbida, ballabile. caratterizzata da un testo ambiguo e malizioso, recitato da Christina con solito, sapiente timbro sensuale.

Fabio Massimo Arati

Lascia un commento

Blog su WordPress.com.

Su ↑

Progetta un sito come questo con WordPress.com
Comincia ora