Tanti baci dalla coppia più stravagante del Rock (Sorrisi e Canzoni TV, 1980)

Maurizio Arcieri e sua moglie Christina sono passati dall’esperienza «punk» a un genere che definiscono «techno-rock». La musica elettronica si sposa ai baci delle canzoni tradizionali. A Londra per essere più vicini alla «new wave» britannica. Una casa affittata per 999 anni. Dopo «Hibernation» un nuovo album a tappe obbligate: Berlino, Londra, Venezia e Tirana. Una canzone dedicata a Peggy Guggenheim, la miliardaria americana collezionista d’arte

I baci li danno per davvero. Non i soliti bacetti distratti della gente di spettacolo, ma schioccanti baciozzi. È il tema della loro canzone: «Many Kisses» (molti baci).

I Krisma sono una coppia «aperta», ma non nel senso d’oggi. Aperta perché simpatica ed estroversa. Non annoia e non si annoia mai.

Krisma

Perché avete cambiato il nome: da Chrisma a Krisma con la kappa?
«Perché bisogna sempre “spiazzare” un pochino, mai fermarsi».

La kappa non è il simbolo della «new wave»?
«Anche. Ma è soprattutto una lettera di moda: kappa come Kiss, bacio; kappa come Khomeini, ayatollah».

Che cosa è accaduto dopo «Hibernation», l’ultimo disco?
«È accaduto che ci siamo trasferiti a Londra. Maurizio laggiù è di casa.
Quindici anni fa ci andò per imparare l’inglese. Faceva il cameriere in un ristorante.
Senza quell’esperienza forse non avrebbe mai fondato i New Dada, il suo primo gruppo».

Come vi siete sistemati a Londra?
«Abbiamo una casetta non lontana dal ponte di Chelsea, al di là del Tamigi. L’acquisto, secondo le leggi inglesi, è valido per 999 anni, poi la proprietà passa alla Regina.
Ma noi, fedeli a “Hibernation”, ci faremo ibernare…».

Come vi vedono gli inglesi?
«I musicisti della “new wave” ci considerano dei loro.
C’è in Gran Bretagna un gran rispetto per tutte le forme, gli stili e le tendenze musicali. La gente ci sopporta.
È abituata da trent’anni a vederne d’ogni colore.
A volte qualche taxista si rifiuta di prenderci a bordo: “You are fucking punk rocker“, “Siete dei fottuti rocchettari punk”, dicono.
Pazienza. La stessa sorte toccò a suo tempo ai Beatles e ai Rolling Stones».

«Many Kisses», tanti baci, ha però un titolo tradizionale. Altro che «fucking punk rock»…
«Ma sono baci sintetici, elettronici. Il testo è del nostro amico Peter Sibley, un vero poeta che ha collaborato a “Tommy“, l’opera rock dei Who».

E il vostro nuovo album come sarà?
«Sarà un album a tappe. Ogni tappa è dedicata a una città: Berlino, Londra, Venezia, Tirana. Berlino perché la prima idea ci è venuta proprio qui, l’anno scorso.
È la città che ha inventato il cabaret, la patria di tanti movimenti artistici d’anteguerra, un’isola nel mezzo dell’Est europeo. A Londra viviamo.
Venezia, la grande malata, è un po’ il simbolo della civiltà occidentale. Tirana è un’altra isola, tra l’Est e l’Ovest. Sullo stesso parallelo di Bisceglie, da cui la divide l’Adriatico.
Mondi distanti anni luce.
Agli albanesi non sta bene la Cina, non sta bene la Russia, né la Jugoslavia, né l’Italia. Una vita quasi pastorale, chissà, forse hanno ragione loro…».

E le canzoni?
«I titoli più tranquilli sono “Many Kisses” e “Rien ne va plus“.
Gli altri sono aggressivi: “Chatode Mamma“, mamma catodo, è una presa di posizione elettronica. “Rrok” non ha niente a che vedere con il rock.
È un nome albanese: la storia allucinante di un fuorilegge..
C’è “White Knife“, coltello bianco, visione surrealistica di angeli elettronici baciati dai laser. In “Telegram“, un computer che diventa Dio e invia messaggi telegrafici, “Dio è una macchina, Dio è una macchina…”.
Peggy” è dedicato alla miliardaria americana Peggy Guggenheim che visse a Venezia e a questa città lasciò le sue favolose raccolte d’arte moderna.
“La vecia mata”, la vecchia matta, come affettuosamente la chiamavano i gondolieri.
Che simpatica! Era sulla nostra stessa lunghezza d’onda.
Un pezzo d’atmosfera, alla maniera del nostro non dimenticato “Lola“.
L’album si chiude con “Last Chance to See Man“, l’ultima occasione di vedere l’uomo. Il mondo è esploso, resta una lattina con un campione di terra, tanto per il ricordo».

Il pubblico italiano come vi vede?
«La gente ci ama un po’ di più. È meno paranoica nei nostri riguardi. Ci accetta».

Secondo voi il punk è finito?
«Il punk ha acceso una scintilla. Adesso c’è la “new wave” che non vuole affatto dire “nuova ondata”, ma spazio più largo, maggiore libertà e opportunità musicali.
Oggi c’è la musica elettronica e lo “ska”, c’è la discomusic sempre più rock e il rock sempre più country, soul, blues, e chissà che altro.
C’è Gary Numan, i Police, i Knack e ci siamo noi due».

MANY KISSES (TIRANA LOVE LUNCH) – TESTO

di P. Sibley – M. Arcieri
Ed. Intersong Italiana – Milano

Many Kisses

that caresses I love you

symphatic kisses

red clono mecca love arush mecca.

Symphatic kisses

red clono mecca love arush mecca

Tirana love lunch

Tirana love lunch.

A love – a love – a love lunch…

Many Kisses

that caresses I love you

symphatic kisses

the frosted kisses love in hospital dresses

symphatic kisses

the frosted kisses love in hospital dresses

Tirana love lunch

Tirana love lunch.

A love – a love – a love lunch.

Many Kisses

that caresses I love you

symphatic kisses

bad we thout kisses and some anaesthetic

symphatic kisses

bad we thout kisses and some anaesthetic

Tirana love lunch

Tirana love lunch.

A love – a love – a love lunch.

Many Kisses

that caresses I love you

symphatic kisses

prescription kisses

that may hero’s and blesses

symphatic kisses

prescription kisses

that may hero’s and blesses.

Tirana love lunch

Tirana love lunch.

A love – a love – a love lunch.

di Gherardo Gentili

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