HAIR o non HAIR questo è il problema (Ciao2001, 1970)

Maurizio, amletico, bello e deluso d’amore

Il giovane cantante milanese vive giorni di incertezza in attesa di decidere se recitare nel famosissimo music-hall americano. intanto, si gode il successo dell’ultimo suo disco: una patetica e dolce storia d’amore, nata e finita sulla spiaggia.

Maurizio Arcieri

MILANO, luglio

«Ed «Hair»? Si dice che sei stato prescelto dal regista Spinetti per la versione italiana del famoso music-hall americano.
Maurizio risponde:
«E’ verissimo. I provini sono andati bene, ma mentre sto parlando con te, non so ancora se firmerò il contratto».

Ti piacerebbe, comunque?
 «Certamente, ma bisogna considerare che la paga è molto bassa e fra prove e spettacoli, “Hair” rischia di bloccarmi non solo tutta l’attività estiva, ma anche l’autunno e l’inverno. Quindi, ancora non c’è niente di deciso, anche se fra poche ore potrei risponderti che faccio o non faccio questo lavoro teatrale».

Fra qualche giorno, quindi, potremo sapere se Maurizio-il-bello, esordirà in teatro in questo «Hair» che si annuncia spettacolare.
In caso positivo, le ragazze ed i ragazzi cui piace Maurizio (ovviamente, per motivi molto diversi), non soltanto lo sentiranno cantare, ma lo vedranno recitare e ballare.

Maurizio Arcieri

Maurizio è un tipo che piace ai ragazzi e alle ragazze di oggi.
Canta (e canta motivi che dicono qualcosa); è bello (e questo, per quanto riguarda, le fans non guasta…); ricevuta un’educazione «da ottima famiglia», ha creduto bene di contestarla, pagando di persona; ha le idee chiare per quanto riguarda la musica leggera.
Come si vede, un ragazzo che, se arrivato, professionalmente, al livello in cui si trova, lo ha fatto con passione e con quel pizzico di cocciutaggine che, diciamolo fra noi, è una delle condizioni essenziali per riuscire, oggi che il mondo va tanto in fretta e tanti di noi, anche non giovani, si perdono dietro mille sollecitazioni.

A lavorare seriamente come cantante, Maurizio ha cominciato molto presto: quando, inviato dalla famiglia — una famiglia-bene della senza dubbio buona borghesia milanese — in un noto «college» inglese, un giorno ha scritto a casa dicendo: vorrei restare quassù, per conoscere altri ragazzi della mia età, per cantare…
Figurarsi quello che è successo: ordine pressoché immediato di rientro in Italia, il padre intransigente, macché musica, macché Beatles, se vuoi resta ma da noi non avrai un soldo…

E Maurizio è rimasto. Per circa due anni, si è gettato a capofitto in quello che riteneva essere il suo ambiente. Di giorno lavorava — qualsiasi cosa, pur di mangiare — e la sera andava a cantare.
Aveva organizzato un suo complessino con altri ragazzi inglesi e, poiché conosce molto bene questa lingua, ha cominciato a farsi largo, ma soprattutto ad acquisire un’esperienza invidiabile.

Ma facciamoci raccontare da Maurizio-figliol prodigo il suo ritorno a casa.
«Naturalmente, tutti contenti di rivedermi. Ma, in famiglia, le idee non erano cambiate.
Dovevo studiare e diplomarmi; poi, se non mi fosse passata la… fissazione di fare il cantante, se ne sarebbe riparlato. Una specie di tregua, fra me e mio padre, insomma.

Ed io, che in fondo in fondo gli voglio bene, e che sono un tipo cui piace molto viaggiare, ma cui piace davvero anche avere una famiglia, sono rimasto un po’ in dubbio; poi ho accettato questa specie d’accordo».

E sono nati i New Dada, vero?
«Appunto, con Ferry, Franco, Giorgio, René, Pupo e, naturalmente, io. Un sardo, un padovano, un palermitano e tre milanesi: un bel cocktail, no? Bene. Formiamo i New Dada ed esplodiamo, letteralmente esplodiamo, con “Non dirne più” e “Oggi si, domani no”. Poi, chissà cosa è successo? ci afflosciamo e dopo un paio d’anni di attività le nostre strade si dividono».

Intanto, però, tu eri diventato «Maurizio il bello»?  Maurizio sorride:
«Bello o non bello, mi hanno affibbiato questo soprannome. Come quell’altro di cantare delle delusioni d’amore… Chissà perché, poi? Perché qualche volta canto l’amore che finisce tristemente?
O perché di tanto in tanto prendo delle sbandate sentimentali?».

Per Maurizio-cantante-solitario, comincia quindi un’altra serie di successi: e questa volta non si fermano. «Disco per l’estate» nel 1968 (niente affermazione, ma una valanga di vendite per «Cinque minuti e poi»).
Inverno dello stesso anno: altro «boom» con «Era solo ieri».
Estate del 1969, «Disco per l’estate» e successone di «Elizabeth», e tanti premi (fra i quali, quello della popolarità). Quindi, «Canzonissima» e successo di «L’amore è blu…».

Ed ora, «Prima estate» (sul retro «24 ore spese bene con amore») di Pallavicini-Conte, per il quale si delinea un’altra clamorosa affermazione: una patetica e molto bella canzone d’amore, la storia di due ragazzi che si conoscono in riva al mare, si amano, ma debbono lasciarsi.
Anche se con le lagrime agli occhi, sarà lei a dirgli addio.

E poi Maurizio si chiede perché lo chiamano il cantante delle delusioni d’amore!

Foto:
Nella foto: Maurizio con i suoi migliori amici, i giovani come lui. Eccolo mentre si «allena» in attesa di firmare per «Hair». Di Maurizio è uscito «Prima estate», una dolce storia d’amore.

Tonino Regini

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