Qui nasce la new wave italiana

Maurizio Arcieri, reduce da una stagione in prima linea nel beat nostrano (alcuni ricorderanno i New Dada), è fulminato dall’esplosione del punk e cambia completamente rotta con i Chrisma, duo che forma con la moglie Christina.
Esordiscono nel ‘77 con “Chinese Restaurant“, un disco così poco italiano che malgrado le sue numerose influenze è un vero e proprio ufo nel panorama nazionale.
In questo album, peraltro tutto in inglese, si sente un suono che oggi definiremmo senz’altro new wave, ma che all’epoca – in Italia – non aveva confronti; forse troppe tendenze simultanee, a voler trovare un difetto. C’è un sound chitarristico newyorkese in Thank You, il suo equivalente californiano in Wanderlust, un mood decadente tra Ultravox e Bowie nella bellissima Lola, un prodrome di dark wave in un instant classic come Black Silk Stocking.
Ancora più interessanti sono però le interazioni tra chitarre ed elettronica (questo, come si sa, un elemento fondante della stagione new wave) presenti in C.Rock e Mandoia, scure, ossessive, a nervi scoperti. Ancora più suggestiva la lenta Lycee, per sole tastiere e voci, degna dei Tuxedomoon.
Un esordio magistrale. (8)

“Hibernation“, del ’79, risolve ulteriormente i conflitti dovuti alla varietà stilistica del duo e si compatta in quello che è uno dei veri capolavori della new wave italiana.
Basti sentire pezzi seminali come Aurora B. e il suo spleen cromatico nel riff di piano contrappuntato dal synth, o Rush 79, in cui sono gli archi distorti a reggere il flusso.
C’è meno chitarra in questo disco (solo il riff iniziale di Calling si fa notare), e anche i bpm sono scesi (ad eccezione di So You Don’t, sorta di versione di No Tears dei Tuxedomoon); è l’elettronica a prendersi spazi sempre più importanti.
Hibernated Nazi è un’inquietante filastrocca in tedesco tra Bowie e Palais Schaumbourg, Gott Gott Electron una versione neyrotica dei B 52’s prodotti dai DAF. We R. una ballata come ne scriveva Siouxie talvolta, Vetra Platz una mini sinfonia per tastiere tra Gary Numan e Peter Gabriel.
Per molti “Hibernation” è il disco definitivo del post punk italiano. (9)

Al terzo capitolo, Cathode Mamma, la scelta dell’elettronica è definitiva. come lo sarà il cambio di ragione sociale con una ‘K’ iniziale.
Tuttavia, il sound del gruppo non ha più il fascino del crossover delle prime due prove (l’eccezione, forse il momento migliore del disco, è Telegram) e si assesta su un techno pop di buona qualità, ma in definitiva meno originale: pezzi come Many Kisses e Rrock sono del tutto tipici, non innovativi. Meglio una canzone dolcissima come Peggy Guggenheim, allora, o un episodio più asimmetrico come White Knife.
Continuerà ancora in modo molto dignitoso, la carriera dei Krisma, ma non raggiungerà più le vette dei primi due dischi. (7)
Bizarre
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