Krisma – La pagina di Renzo Arbore (1982)

Maurizio e Kristina Arcieri, alias i Krisma.
Lui è un veterano della musica beat, lei è un’ereditiera con la passione del punk elettronico.

Questa settimana vi voglio parlare di rock italiano.
Più che rock sarebbe il caso di definirlo “elettro-disco“, o “sinte-disco“, tanto per non voler usare etichette (diciamo tutti di odiarle ma poi ci cadiamo sempre, anzi sembra proprio che non possiamo farne a meno).

I Krisma

Tutte queste etichette, nuove e meno nuove per annunciare l‘ultimo disco dei Krisma, alias Maurizio Arcieri e Kristina Moser.
Due ragazzi che per primi, molti anni fa, presero la palla ai balzo della new-wave, iniziando ben presto a produrre dischi a dir poco insoliti.

Ora che è passato del tempo, alle loro stranezze sembra non farci caso più nessuno.
Pensate che qualche anno fa Maurizio, che già aveva costituito i Krisma, fini su tutti i giornali per essersi tagliato un dito durante un concerto!
Oggi ci vorrebbe ben altro per stupire.

Non è da meno, neanche lei, Kristina.
Bellezza aggressiva, vera bomba erotica fuori dalla moda (eppure dannatamente di moda anche lei).

Insieme a loro negli ultimi tempi c’è un ospite, un terzo elemento, non saprei dirvi fino a che punto stabile o meno.
Si tratta di Peter Maben, un tedesco assai interessato a riprodurre le sonorità già care ai Krisma con i suoi computers.

Il nuovo disco è uscito in questi ultimi tempi e si chiama “Clandestine Anticipation“.
Probabilmente avrà un grosso successo – in fondo come gli altri che sono venuti prima – perché unisce il sound di oggi ad un gusto raffinato.
Un disco laborioso, insomma, che giusto due persone laboriose come Maurizio e Kristina potevano ideare e realizzare.

Come ai solito sono andati a Londra, per il loro consueto letargo invernale (anzi, pare proprio che ora risiedano là), per riemergere con la buona stagione e sfornare un nuovo disco.
Di questo “Clandestine Anticipation” c’è poco da dire.

Ancora titoli emblematici, legati anche loro alla ricerca sonora. Ecco qualche esempio: “Zacdt zacdt“, “Opposite” (scritto prima in questo modo e poi alla rovescia), “Melonarpo” e via di questo passo.

A vederli invece qualche novità c’è. Tanto per cominciare Maurizio non canta quasi più, o lo fa di nascosto. Preferisce suonare le tastiere, a testa bassa, come mi è capitato recentemente di vederlo in TV.

Vi ricordate di lui anni fa? Forse no, non avete fatto in tempo. Eppure Maurizio è alla sua terza o quarta reincarnazione musicale.

Spuntò la la prima volta più di quindici anni fa, biondo e prestante, a capo di un gruppo beat milanese che si chiamava New Dada. Un’esperienza giovanile durata qualche anno.

Poi fu la volta del cantante “bene” che si presentava con il semplice nome di battesimo: e anche in quell’occasione gli andò piuttosto bene.

Altra assenza e poi eccolo di nuovo in veste di cantautore e infine l’immagine attuale, altrettanto fortunata delle precedenti.

Molti lo criticano per questa sua brama camaleontica ma forse è la sua forza.
A quarant’anni suonati, tanti sono i suoi anni (anche se ogni tanto ne dichiara di meno), riesce ancora ad avere la forza di imporre le sue idee, la sua fantasia, il suo estro musicale e ciò, occorre dirlo, non è poco.

Gli auguro di riuscire a farlo sempre, anche a cinquanta o a sessant’anni.
Per ora ha ragione lui, visto che i suoi dischi funzionano e si vendono.

Renzo Arbore

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