I Krisma: pane, amore ed elettronica (1982)

Vivono tra Stresa e Londra, dove possiedono una casa sul Tamigi.
Sei anni di attività musicale insieme, la passione comune per abbigliamenti stravaganti e l’elettronica. I Krisma confermano la validità del loro rapporto artistico e sentimentale con il nuovo LP «Clandestine Anticipation»: tutto fatto in casa, testi, arrangiamenti produzione

I Krisma

Lei fa pensare ad una «bomba» o, se volete, ad un vulcano in eruzione. Lui è più contenuto, meno «scatenato» ma non meno convincente. Insieme, i Krisma formano, nella musica come nella vita, una coppia affiatata e stravagante.
Direi che di persona non conservano niente dell’aggressività che la loro immagine pubblica tende a far intuire.

Sposati da dieci anni, lavorano insieme da sei, da quando cioè Maurizio, ex New Dada, dopo una crisi di tre anni, ha scoperto l’elettronica, ed ha trasmesso a Cristina questa sua passione.
Da allora, hanno pubblicato tre album.
Recentemente è uscito l’ultimo LP, «Clandestine Anticipation», del quale chiedo loro di parlarmi.

Innanzitutto perché Anticipazioni Clandestine?

«Per prima cosa bisogna ricordare anche l’elettronica, che è alla base del nostro lavoro, è un codice indubbiamente rivoluzionario rispetto al normale far musica.
Essa permette, ad esempio, l’uso di tempi assolutamente diversi, a volte addirittura sbagliati se confrontati con quelli classici. Diciamo allora che in questo disco, ancor più che negli altri, usiamo dei moduli espressivi sconosciuti, diciamo appunto delle anticipazioni.
Clandestine lo abbiamo aggiunto proprio per sottolineare il fatto che non si inseriscono nei canali tradizionali della musica. Ed ecco spiegato il titolo».

Cristina Moser - Krisma
Cristina è l’elemento trascinatore del duo. I suoi atteggiamenti provocanti e sexy, un po’ Punk, si ispirano alle nuove avanguardie musicali inglesi

Che cosa c’è di diverso, di nuovo, in questo disco rispetto ai precedenti?

«Continua l’effetto stereo» (Anche questo, è chiaro, fa parte del loro modo di stare insieme). «Sicuramente in questo disco c’è una maggiore padronanza dell’elettronica, non ci siamo limitati cioè a realizzare i pezzi secondo le possibilità degli strumenti che avevamo a disposizione, ma siamo andati oltre. Inoltre abbiamo fatto tutto da soli, nella nostra casetta a Stresa, lavorando giorno e notte. Maurizio ha composto le musiche e io i testi in inglese. Lui ha curato gli arrangiamenti e la produzione, io ho operato da “sound engineer”, insieme poi abbiamo fatto da tecnici meccanici ed elettronici, abbiamo unito le piste, abbiamo cantato e suonato. Insomma proprio tutto da soli, senza l’intervento di nessuno specialista se escludiamo la consulenza di Peter Mabit, un ingegnere londinese partito di calcolatori gli elettronici che ci ha dato una mano».

E come mai avete fatto dell’acqua il motivo conduttore del disco?

«A parte che l’acqua è un elemento naturale indispensabile e che la natura è composta essenzialmente di acqua, noi tentiamo di fare della vita una forma d’arte alla base della quale c’è la ricerca di uno stile, proprio come alla base di una buona qualità di vita c’è appunto l’acqua.
Nel disco l’abbiamo intesa in tutte le sue forme ed usi: liquida, vapore, ghiacciata, dissetante, rinfrescante, purificatrice eccetera».

Il loro anticonformismo musicale fa parte del loro stile di vita. In questo senso diventa perfettamente coerente anche lo stravagante modo di pettinarsi e di vestire.
Dice Maurizio:

«Una persona è quello che è: quando si pettina, si veste e, naturalmente, quando fa musica».

Confesso che mi conquistano con la loro semplicità inaspettata rispetto alla loro musica.
Dove però mi stendono proprio è quando parlano di un vecchio disco di Nada spiegandomi che riesce sempre a farli commuovere. Naturalmente insieme.

Daria Colombo 

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