Maurizio vi racconta l’“allucinante” esperienza del suo provino cinematografico con Fellini. «È un uomo straordinario, affascinante! E io come ero emozionato!». Se tutto andrà bene, il grande regista affiderà a Maurizio una parte molto importante nel suo prossimo film “Satyricon”

«Se non sono sicuro al cento per cento che farò quella determinata cosa il giorno tale all’ora tale, allora preferisco stare zitto! Altrimenti ci faccio proprio la figura del cioccolataio, come dicono a Milano, e non vorrei sembrare spaccone o contafrottole. Per questo non mi caverai niente di bocca sul “Satyricon” e su quello che ho intenzione di fare nel film!».
È mezzogiorno e Maurizio ha la faccia ancora piena di sonno. Ha passato tutta la notte a guidare sull’Autostrada del Sole: è appena tornato da Roma, dove ha fatto un provino su invito di Federico Fellini.
Sbadiglia. Poi beve un sorso di caffè e dice:
«Però sarebbe un gran bel colpo! Tu sai, vero, che ci sono due edizioni diverse del film “Satyricon”? Ebbene, in quella di Gianluigi Polidoro è Don Backy che sostiene la parte di Encolpio, uno dei tre amici protagonisti del film. Lo stesso personaggio, cioè Encolpio, potrei benissimo farlo io, nell’edizione del “Satyricon” diretta da Fellini!».
Sarebbe davvero divertente! Due cantanti abituati al confronto musicale questa volta si troverebbero di fronte in un confronto cinematografico.
Mentre Maurizio finisce di bere il caffè gli chiedo:
«Come mai Fellini ha pensato a te?».
«Non so quale sia stata la ragione vera. Io so solo che mi ha telefonato dicendomi che aveva visto alcune mie foto e mi invitava al più presto possibile a Roma per un provino».
«E tu sarai impazzito dalla gioia…».
«Bè, devo ammettere che lavorare con Fellini per me sarebbe molto lusinghiero».
Ho incominciato a sentirmi un faro in faccio e la crema che incominciava a colarmi giù sul collo. Una cosa allucinante!
Maurizio
«Raccontami come è andato il provino. Ci sono buone speranze?».
«Che ci siano speranze non so. Tu sai che Fellini, come i suoi film del resto, è una persona tutta da interpretare, è enigmatico. Comunque, quando sono andato a Roma, ieri, per parlare con lui, prima ancora di vederlo mi sono trovato nelle mani di un truccatore che mi ha messo in faccia una crema orribile color mattone. Ha detto che dovevo sembrare un antico romano.
Poi ha cominciato a pettinare una parrucca a boccoli, ma quella mi sono rifiutato di metterla. Finalmente Fellini è venuto a vedermi in quello stanzino pieno di specchi, di creme, di parrucche, di baffi, di barattoli, di rossetti, di pennelli: una confusione, ti dico, e mi ha detto che miei capelli andavano bene così com’erano».

«Tu come ti sentivi,
cosa pensavi?».
«Ero emozionatissimo, lo confesso!».
«Poi cosa è successo?».
«Fellini ha incominciato a farmi parlare. Ora non ricordo esattamente le domande che mi ha fatto ma si interessava e mi chiedeva di musica. Sempre chiacchierando mi ha accompagnato in una stanza enorme, immensa, tutta bianca con tante lampade e riflettori di ogni misura. Lì ho incominciato a sentirmi un faro in faccio e la crema che incominciava a colarmi giù sul collo. Una cosa allucinante!
Quel muro bianco mi abbagliava. Intanto Fellini continuava a farmi parlare, mi faceva ridere, poi subito diceva che dovevo essere triste, poi dovevo far finta di essere ubriaco: e intanto un cameraman, inesorabile, continuava a filmare. Tutti primi piani, a Fellini interessavano soltanto le espressioni della mia faccia. Alla fine mi ha detto che poteva bastare perché aveva di che scegliere, in centoquaranta metri di pellicola!».
«E poi?»
«Ma sai già tutto, no? Aspetto che Fellini mi dica qualcosa. Ma alla fin fine, se anche non girassi il film, mi accontenterei di quello che ho già avuto da Fellini: un provino».
M.P.
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